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Collana «I quaderni di via del Vento»
volumetto n°55





Irène Némirovsky, "Giorno d’estate"
traduzione e cura di Antonio Castronuovo, pag. 36, ISBN 978-88-6226-023-7

Euro 4,00 (ESAURITO)

IN SINTESI

Un racconto, inedito in Italia, della grande scrittrice francese di origine ucraina, apparso nel 1935 sull'autorevole periodico letterario francese «La Revue des Deux Mondes».



UN ASSAGGIO

«Dei suoi genitori non conosceva davvero che due particolari: la mano della mamma per esempio, che amava come una persona. I suoi due anelli: la fede e il diamante quadrato. Conosceva la forma di ogni unghia. Aveva così spesso giocato con quella mano tenera e distratta che le accarezzava la guancia e poi ricadeva, un po’ tremolante, lungo gli abiti. Di suo babbo non era riuscita a ricordare i lineamenti chiudendo gli occhi. Creature immense, la cui voce, il riso, lo sguardo, le passavano sopra la testa e si andavano a perdere tra le nuvole...».









L'AUTORE

Nata a Kiev nel 1903 da famiglia della ricca borghesia ebraica (il padre era un potente banchiere), Irène Némirovsky visse solitaria e infelice: il padre era sempre impegnato, la madre donna egocentrica che non le donò mai un sorriso. Questa condizione fece sbocciare la scrittrice: rifugiatasi nei libri cominciò presto a scrivere i primi racconti, fin dall’inizio col suo peculiare stile lucido e introspettivo. Allo scoppio della Rivoluzione d’Ottobre fuggì con la famiglia in Finlandia e si rifugiò infine in Francia. Trascorse a Parigi vent’anni colmi di successo: laureatasi alla Sorbona, pubblicò il suo primo testo nel 1921 su «Fantasio»; nel 1926 sposò Michel Epstein, da cui ebbe due figlie. Nel 1929 l’editore Grasset pubblicò con grande successo David Golder. Emanate nel 1940, le leggi contro i “fuoriusciti di razza ebraica” colpirono anche lei: nel 1942 iniziarono le deportazioni degli ebrei nei campi di sterminio e lei fu tra questi. Arrestata a Issy-l’Êvêque il 13 luglio, morì ad Auschwitz il 17 agosto, non è certo se a causa di tifo o se uccisa in una camera a gas. Oltre a David Golder, molte sue opere sono già state tradotte in Italia: Il ballo (del 1930), Come le mosche d'autunno (1931), Jézabel(1936),I cani e i lupi (1940), e soprattutto Suite francese che, scritta nei mesi precedenti l’arresto e conservata per anni in manoscritto da una figlia, è stata pubblicata con clamore in tutta Europa.

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